Martedì 22 Ottobre 2019




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Assoimmobiliare, favorire l’investimento istituzionale nel residenziale

Scritto Martedì 22 Ottobre 2019

Facilitare gli investimenti istituzionali nel mercato residenziale per rilanciare il settore immobiliare e aumentare l'offerta di case in locazione, sempre più richieste dal mercato. La richiesta arriva da Assoimmobiliare che pur riconoscendo che con lo Sblocca Italia “siamo sulla strada buona per rimettere in moto il settore delle costruzioni/immobiliare, compreso il comparto delle locazioni” chiede con il direttore generale, Paolo Crisafi, “ulteriori perfezionamenti”. Il punto del decreto giudicato positivamente è quello che prevede una deduzione Irpef del 20% e calcolata sul prezzo di acquisto fino ad un massimo di 300mila euro, per chi acquista o costruisce in appalto nuove case e le affitta a canone concordato per almeno 8 anni e sempreché tale periodo abbia carattere continuativo. “L'agevolazione - sottolinea però Crisafi - ha carattere temporaneo, riferendosi agli acquisti di unità immobiliari a destinazione residenziale, effettuati dal 1° gennaio 2014 al 31 dicembre 2017. A tal proposito, si auspica che durante l'iter di conversione del decreto,vengano previste agevolazioni per l'investimento istituzionale nel settore residenziale con proposte che facilitino la ripresa del settore delle costruzioni/immobiliare evitando meccanismi speculativi e consentendo al mercato residenziale di far fronte ad una domanda di abitazioni di qualità in locazione in costante crescita”. Assoimmobiliare ha anche messo a punto con i suoi associati alcune proposte di emendamento allo Sblocca Italia per favorire l'investimento di soggetti istituzionali (come fondi comuni di investimento immobiliare, Siiq, o Sicaf) in immobili ad uso residenziale da destinare alla locazione. Tra queste l'esenzione dall'Imu, l'esenzione dalla ritenuta sui proventi distribuiti dallo strumento di investimento e l'eliminazione del limite massimo di investimento per gli “investitori non istituzionali” al 5%. Questo settore, si legge in un documento di accompagnamento agli emendamenti proposti, si è reso sempre più appetibile negli ultimi anni perché la situazione abitativa italiana sta cambiando e il ricorso alle abitazioni in locazione, per fattori sia sociali che economici, è destinato a crescere ulteriormente nel prossimo futuro, comportando un netto cambio di rotta rispetto al passato. Lo dimostrano la percentuale di prime case di proprietà che è scesa, rispetto al 2009, dall'80% al 68% circa, e i canoni di locazione medi sul residenziale che sono in costante aumento in funzione della crescente domanda. In molti paesi europei e negli Usa il settore residenziale è infatti in gran parte pertinenza degli investitori istituzionali, che investono ingenti capitali attratti dal profilo di rischio estremamente contenuto dell'investimento. Questo cambiamento di paradigma, conclude il documento, aumenterebbe quindi la trasparenza del settore e porterebbe all'avvio di un meccanismo rotativo degli investimenti senza impatti negativi in termini economici per gli utenti finali che, anzi, potrebbero beneficiare di una gestione professionale dei fabbricati. Queste norme, senza alcun onere per lo Stato, servirebbero a creare un settore di fatto inesistente che interessa l'intera industria immobiliare (dagli investimenti, alle costruzioni, sino ai servizi), con positivi impatti sul Pil e, conseguentemente, sugli introiti per lo Stato, oltre a rendere disponibili alloggi a canone concordato per mitigare le difficoltà abitative. “Un'altra misura di estrema importanza per il comparto delle locazioni - continua Crisafi - è costituita dalla liberalizzazione del mercato delle grandi locazioni ad uso non abitativo, anche laddove l'immobile sia adibito ad attività alberghiera, con canone annuo superiore a 150 mila euro”. “Questo intervento - spiega il direttore generale - mira a consentire alle parti di disciplinare pattiziamente i termini e condizioni del rapporto, valorizzando l'autonomia privata. Inoltre si prevede la forma scritta non più a pena di nullità, ma a fini probatori. Tale modifica dovrebbe contribuire ad allineare il nostro ordinamento agli altri Paesi europei ed attrarre più investitori internazionali, consentendo loro di adottare in Italia i modelli contrattuali tipici dei mercati immobiliari internazionali”.



Fonte: IL SOLE 24 ORE



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